
Questa è la risposta di persone che hanno atteso 3,4 ore per far sentire le loro voci.
Giovani e vecchi, bianchi, neri, ispanici, omosessuali, eterosessuali, chiunque, tutti insieme abbiamo lanciato al mondo il messaggio che noi siamo e saremo sempre gli Stati Uniti d’America.
Questa è la risposta a tutti coloro che ci hanno detto di non illuderci. E’ stata dura ma oggi, il cambiamento è arrivato in America.
Pochi minuti fa ho ricevuto grandi complimenti da John McCain che ama l’America come noi e ha compiuto per questa Nazione sforzi che noi non possiamo nemmeno immaginare. Lo ringrazio e ringrazio Sarah Palin.
Voglio ringraziare il mio compagno in questa corsa, il Vice Presidente Joe Biden, senza il cui supporto non sarei qui.
Non sarei qui senza la mia roccia, l’amore della mia vita, la nuova First Lady Michelle Obama e le mie figlie, che amo più di quanto possano immaginare. Ragazze, avete meritato un pupazzo nuovo che porteremo con noi alla Casa Bianca.
Ringrazio mia nonna, che è sempre qui con me, tutti i miei fratelli e le mie sorelle.
Ringrazio tutti i miei collaboratori che mi hanno aiutato a fare di questa la migliore campagna elettorale di tutti i tempi e vi sono grato per i sacrifici che avete fatto.
Non dimenticherò mai che questa vittoria appartiene a voi. Abbiamo iniziato questa campagna nel cortile delle piccole cittadine con lavoratori che hanno devoluto 5,10,20 dollari alla nostra campagna, con i giovani che hanno lavorato tanto per arrivare qui, con i milioni di Americani che hanno lavorato come volontari.
Questa è la vostra vittoria.
So che non l’avete fatto per me, l’avete fatto perchè avete compreso la gravità di questo momento e la necessità di cambiare le cose.
Non possiamo dimenticare le migliaia di americani che sono in Iraq, le loro famiglie, le loro necessità.
La strada è lunga e ripida, potremmo non farcela in un anno, ma vi prometto che noi, come popolo, ce la faremo. Non siamo mai stati così fiduciosi.
Ci saranno ostacoli e sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema ma sarò sempre onesto con voi e vi ascolterò sempre, soprattutto quando saremmo in disaccordo. E vi chiedo di partecipare con me alla ricostruzione di questo paese, pezzo per pezzo.
Questo non può succedere senza voi, senza il nostro spirito di solidarietà e sacrificio, senza la nostra onestà.
A tutti gli americani che non mi hanno votato, io ascolto la vostra voce e sarò anche il vostro presidente.
Tutti coloro che ci guardano da tutto il mondo, vi dico che un nuovo corso sta iniziando. A coloro che vogliono distruggere il mondo dico che vi batteremo. A tutti coloro che vogliono la pace dico che vi supporteremo.
La vera genialità dell’America sta nella sua capacità di cambiamento.
America siamo arrivati così lontano, abbiamo visto così tanto, ma molto altro c’è da vedere.
Questo è il nostro momento per riportare la prosperità e la pace ai nostri figli, per ricreare il sogno americano, per scacciare il dubbio e rispondere a coloro che ci hanno detto “You can’t” e dir loro
YES WE CAN”
E’ finita un’epoca; quella di Bush. Ne è iniziata un’altra: quella del primo presidente di colore nella storia degli Stati Uniti. Un risultato che appena 40 anni fa, quando fu assassinato Martin Luther King, sarebbe stata inimmaginabile e che fa onore al Paese. Non fosse che per questo Barack Obama passerà alla storia.
Ma gli americani sperano che il leader democratico possa passare alla storia soprattutto come il capo dell Casa Bianca che ha rilanciato l’economia dopo un periodo di forte crisi, come Franklin Delano Roosevelt o Ronald Reagan. Non è un mistero per nessuno che senza il crash di Wall Street forse Obama non ce l’avrebbe fatta. Appena due mesi fa, in occasione delle Convention dei due partiti, il clima nel Paese era molto diverso e le perplessità sul suo conto diffuse. Barack affascinava una parte importante dell’elettorato democratico ma veniva considerato un oggetto misterioso dalla maggior parte degli elettori.
Il tracollo del mondo finanziario e l’avvento della recessione ha però cambiato completamente il quadro. Il desiderio di conoscere meglio l’uomo, il suo passato, le sue idee è stata soppiantato dall’urgenza di capire chi tra i due candidati fosse il più indicato per di risollevare l’econonomia nazionale. E dopo i tre dibattiti televisivi i dubbi sono evaporati: meglio Obama, anche se sarebbe ingeneroso mettere sotto accusa McCain, che doveva prendere le distanze da Bush pur militando in un partito mai come ora impopolare. Una sfida quasi impossibile, che lui, da vecchio combattente, non solo ha accettato ma ha tenuto viva fino a 24 ore fa. Merita senz’altro l’onore delle armi, John McCain. Chiunque al suo posto avrebbe fatto molto peggio.
Obama ha stravinto negli Stati più colpiti dalla crisi economica: Ohio, Pennsylvania, Indiana e anche, più a ovest, New Mexico e Nevada, a conferma del ruolo determinante dell’economia nell’orientare le scelte degli elettori. Ed è stato fenomenale nell’impostare la campagna elettorale. Negli ultimi otto anni i repubblicani si erano dimostrati molto più moderni e spregiudicati, guidati dai cinici sortilegi dello spin doctor Karl Rove, ma quest’anno i rapporti di forza si sono ribaltati. Gli strateghi democratici non hanno sbagliato un colpo, azzeccando sia la strategia complessiva, sia le operazioni sul campo, quartiere per quartiere, soprattutto nelle ultime 72 ore.
Il sistema elettorale ha retto l’urto di una partecipazione massiccia e questa è un’eccellente notizia per gli Usa, considerate le traversie del 2000 e del 2004. I democratici, secondo le proiezioni volano anche al Congresso, dove ampliano la maggioranza di cui già disponevano. Washington sarà tutta blu, il colore del partito dell’asinello; ma questo aumenta il carico sulle spalle di Obama.
Esaurita la luna di miele, il futuro presidente non avrà scuse. E probabilmente sorprenderà non pochi dei suoi attuali sostenitori. Sbaglia, anche qui in Italia, chi è persuaso che Barack applicherà un programma riformista. Obama di sinistra lo è davvero, ma è innanzitutto un politico pragmatico, che in passato non ha esitato a cambiare agenda, amicizie, idee. Nulla di sorpendente; quasi tutti i politici sono così, ma chi lo conosce bene, già pronostica un’ ulteriore correzione di rotta. Per compiacere il centro e forse in parte anche la destra, più che i “liberal” americani. Obama non ha finito di sorpenderci.
fonte: ilGiornale
[Rob] non si vedeva l'immagine, l'ho caricata su Imageshack. Inserito poi il link alla fonte