Morti bianche: continuano le morti sul lavoro

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Morirono bruciati in fabbrica
l'azienda chiede i danni ai familiari

Oleificio umbro vuole 35 milioni dai parenti di 4 operai
"L'incidente è stato causato dalla loro imperizia"

Quattro operai morti sul lavoro ed un'azienda che, a distanza di oltre due anni dal drammatico incidente, chiede ai parenti delle vittime, e all'unico superstite, trentacinque milioni di euro, come risarcimento danni. Tanto pretende la Umbria Olii dai familiari di Tullio Mocchini, Giuseppe Coletti, Wladimir Toder e Maurizio Manili. Trentacinque milioni richiesti a fratelli, figli e genitori.
L'atto legale porta la firma dell'amministratore delegato della società, Giorgio Del Papa, indagato dal giorno seguente la tragedia. Le accuse per il manager sono di disastro colposo con l'aggravante "della colpa con previsione dell'evento", violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l'omissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo. Secondo la procura di Spoleto, Del Papa sapeva che c'era gas esplosivo (del tipo esano, molto pericoloso) nei silos saltati in aria. E proprio quel gas, per la procura, è la causa di tutto. Per Del Papa, invece, la colpa dell'incidente è da attribuire agli operai.
I quattro, lavoravano per conto di una piccola ditta, che aveva l'appalto per lavori di manutenzione di questo colosso europeo della raffinazione dei prodotti vegetali. Secondo l'azienda, gli operai che quel giorno stavano lavorando all'installazione di una passerella per collegare due silos, avrebbero dovuto sapere che le fiamme ossidriche non potevano essere utilizzate in quell'intervento. E proprio l'uso di un saldatore sarebbe stata la causa, per la difesa, dello scoppio del silos. I quattro saltarono in aria. Dilaniati e carbonizzati. Una tragedia che nel novembre del 2006 scosse l'opinione pubblica, è poi divenuta un vicenda giudiziaria a colpi di perizie.
Da un lato le 250 pagine dei periti della procura (alcuni dei quali gli stessi intervenuti per la vicenda della Thyssen), dove si sostiene la responsabilità della Umbria Olii e la causa scatenante del gas esano. Dall'altra una perizia richiesta dall'azienda al tribunale civile, e affidata ad un consulente locale che riscontra come causa dell'incidente l'uso del saldatore. In quest'ultima perizia si sostiene che pur in presenza del gas esplosivo, se non ci fosse stato l'innesco della fiamma, lo scoppio non si sarebbe mai prodotto. Un errore, scrive il perito, commesso dagli operai "per fretta e stanchezza".
"Se la giustizia consente questo, cos'altro può succedere?" commenta sconsolato, Klaudio Demiri, unico superstite, che al momento dello scoppio era fortunatamente a bordo di una gru. Lui, ancora oggi, vive nell'incubo di quelle tremende sequenze di inferno e fuoco.
Intanto, l'11 luglio il giudice penale deciderà se disporre o meno il processo per Del Papa. A gennaio è fissata l'udienza civile per discutere del risarcimento. Il professor Giovanni Cerquetti, docente di diritto penale generale alla facoltà di giurisprudenza di Perugia, e legale di uno dei familiari delle vittime, parla di "azione irrituale e comunque infondata. Un caso singolarissimo, con azioni civili che espongono chi le ha promosse a quella che il codice di procedura civile definisce come "responsabilità aggravata per lite temeraria"".
Il legale non si riferisce solo alla maxi richiesta di risarcimento, ma anche alla precedente azione civile intentata contro i periti della procura. "Ci troviamo di fronte ad azioni di estrema gravità e sono assolutamente convinto che l'ordinamento possa garantire alle vittime di queste iniziative improvvide, tutte le tutele giuridiche idonee a ripararsi da questo attacco inaudito".

Invece...

Thyssen, due milioni a testa
alle famiglie delle vittime

Tra le lacrime e mille tentennamenti, i famigliari delle sette vittime dell'incendio alla Thyssen Krupp di Torino hanno accettato il risarcimento proposto dagli avvocati della multinazionale siderurgica: due milioni circa di euro per ogni famiglia.
L'atto giunge alla vigilia dell'apertura dell'udienza preliminare, prevista domattina in tribunale, contro l'amministratore delegato Harald Espenhahn ed altri 5 dirigenti della multinazionale accusati dalla procura di Torino per la strage del 5 dicembre scorso. L'accordo impegna i famigliari delle vittime a rinunciare alla costituzione di parte civile nel processo.
Una decisione tormentata: "Non si tratta di soldi - dice la signora Isa, madre dell'operaio trentaduenne Roberto Scola - perchè niente e nessuno potrà ridarmi mio figlio. Molti di noi non erano d'accordo, e se hanno accettato è stato solo pensando al futuro dei loro bambini".
[Fonte: LaRepubblica – 30 giugno 2008]
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Era da un po' di tempo che non aggiornavo questo topic: purtroppo non perché non ci sono più state morti bianche, ma soltanto perché per un po' i giornalisti sono stati "presi" da altri temi... :occhi4:
Questa notizia è di pochi minuti fa:

Fortunato Calabrese, 58 anni, sarebbe andato in pensione tra sei mesi. Giuseppe Virgillito, 35 anni, si sarebbe sposato tra qualche mese. Le due vittime dell'ennesima tragedia sul lavoro erano dipendenti delle ferrovie dello stato. Stamattina, intorno alle 11, i due stavano lavorando sui binari della linea ferrata di Motta Sant'Anastasia, alle porte di Catania con martelletti a compressione.
Per questo indossavano le cuffie antirumore. Per questo non si sarebbero accorti del treno regionale proveniente da Palermo che, puntuale, stava arrivando nella piccola stazione del paese. Il macchinista ha inutilmente tentato di fermare il convoglio attivando il freno di emergenza. Ma è stato inutile.
"Ho frenato - racconta sconvolto - ho pure gridato, sperando che mi sentissero". Ma loro, di spalle, hanno continuato a lavorare e non si sono accorti del treno che li ha travolti. Virgillito era originario di Motta Sant'Anastasia, Calabrese invece viveva a Catania. I due sono morti sul colpo. La Procura della Repubblica di Catania ha aperto un'inchiesta sull'accaduto coordinata dal procuratore aggiunto Vincenzo Serpotta e dal sostituto Danilo De Simone.
Le reazioni. L'incidente ha subito provocato le prime reazioni del mondo politico. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero attacca duramente le Ferrovie dello Stato: "E' una vergogna nazionale. Le Ferrovie non fanno altro che risparmiare sui costi, esternalizzando servizi essenziali e mettendo a rischio la vita dei loro stessi dipendenti".
Intanto, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha dato disposizione alla direzione generale per il trasporto ferroviario del Dicastero di avviare un'indagine sull'incidente. Ne dà notizia una nota dell'ufficio stampa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che parla anche di un colloquio telefonico tra il ministro e l'ad di Fs, Mauro Moretti, che ha fornito una prima informativa sull'incidente.
"Desidero inviare ai familiari dei due operai che hanno perso la vita - ha dichiarato il ministro Matteoli - la più sentita solidarietà, mentre auspico che le inchieste avviate possano risalire in tempi rapidi alle modalità dell'incidente, alle cause che lo hanno determinato, individuando eventuali responsabilità".
[Fonte: LaRepubblica - 01 settembre 2008]
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Mentre a Venezia vengono proiettati i film, le morti bianche non si fermano. :triste:

Un uomo di 70 anni ha perso la vita questo pomeriggio dopo essere scivolato dal balcone di una palazzina in fase di ristrutturazione a Fondi, in provincia di Latina. Enzo Marcantoni, muratore in pensione residente aItri, un piccolo comune pontino, stava manovrando una carrucola quando, per cause ancora da accertare, ha perso il controllo dell'attrezzo, che si e' ribaltato e lo ha trascinato giu' dal balcone. Un volo di piu' di tre metri che ha causato un forte trauma toracico. Praticamente inutile l'intervento dei sanitari del pronto soccorso dell'ospedale di Fondi che, dopo due ore di inutili tentativi di curare il 70enne, hanno dovuto constatarne il decesso.
[Fonte: LaRepubblica - 04 settembre 2008]

E oggi...
Un operaio è morto e altri due sono rimasti feriti, schiacciati da una lastra di acciaio, in un cantiere edile nel comune di Lazise, Verona, in località Pacengo. (continua)
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Il bilancio di un giorno di lavoro - Cinque operai morti e uno in coma
L'incidente più grave in un cantiere autostradale sulla A1 a Barberino di Mugello, dove tre uomini sono precipitati da una piattaforma. Poi vittime vicino a Genova e nella zona industriale di Perugia. A Brindisi un muratore è in fin di vita dopo essere caduto da una impalcatura.

:freccia2: La notizia su quotidianonet
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58esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro
Ogni giorno, in Italia, si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1.200. Oggi sono oltre 800 mila gli invalidi del lavoro e quasi 130 mila i superstiti di caduti sul lavoro. Sono i dati forniti dall'Anmil, l'Associazione nazionale fra i mutilati e invalidi del lavoro, in occasione della 58esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che si celebra oggi. Cifre, viene sottolineato, che testimoniano la persistente gravità del fenomeno infortunistico, una delle principali cause di morte, e con «quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi». Una giornata, sottolinea l'Anmil, per richiamare l'attenzione delle istituzioni, delle forze sociali e dei mezzi di informazione sulla questione. Ma anche occasione «per denunciare le drammatiche condizioni di vita» degli invalidi e dei superstiti delle vittime «per i quali è necessario arrestare - chiede l'Anmil - il progressivo deterioramento dei livelli di tutela indennitaria, interrompendo la deriva assistenzialistica verso cui il sistema si sta spingendo negli ultimi anni. Basti pensare che una vedova percepisce in media una rendita di appena 700 euro al mese». Per l'Anmil, allo stesso tempo, deve però «essere un impegno condiviso da tutti quello di arginare il fenomeno degli infortuni sul lavoro, con una vera e responsabile applicazione delle norme per la prevenzione, sia da parte delle aziende che dei lavoratori». (continua)

:freccia: ANMIL