
Nata dalla gigantesca esplosione di una supernova osservata sulla Terra nel 1054, la Nebulosa del Granchio sta funzionando ininterrottamente come un super-acceleratore naturale: il suo cuore è una stella di neutroni che pulsa al ritmo di 30 rotazioni al secondo, emettendo particelle di luce (fotoni) a energie altissime. Solo lo studio condotto fra Gran Bretagna e Italia ne ha scoperto l'origine e segna una tappa fondamentale nel comprendere come funzionamento le stelle di neutroni. Queste ultime, chiamate anche pulsar, sono oggetti ancora misteriosi con una massa pari a quella del Sole ma 70.000 volte più piccole, quindi estremamente dense, e con un campo gravitazionale cento miliardi di volte più intenso rispetto a quello della Terra.
A portare i ricercatori fino alla stella di neutroni sono state le stesse particelle gamma polarizzate, ossia perfettamente allineate lungo un asse. Riconoscerle e "inseguirle" fino alla loro sorgente è stato però tutt'altro che facile e ha richiesto oltre 600 osservazioni della nebulosa fatte dal satellite, confrontate con un modello al computer. Per il direttore dell'Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica (Iasf) dell'Inaf, Pietro Ubertini, che è fra gli autori del lavoro, "osservare fotoni polarizzati è come vedere un gran numero di persone scendere da un autobus e, invece di andare ognuna per i fatti suoi, incamminarsi tutte nella stessa direzione. Ma se parliamo di fotoni gamma, quelle persone dobbiamo immaginarcele come omaccioni grossi, muscolosi e determinati come non mai a far di testa propria: quale che sia il meccanismo fisico che li ha messi in riga, deve avere una potenza inimmaginabile".
Oltre a permettere di conoscere le misteriose stelle di neutroni, la scoperta promette di avere un grande impatto sulla fisica fondamentale. Per il direttore dell'Unità di Osservazione dell'Universo dell'Asi, Enrico Flamini, "é un ulteriore fondamentale contributo della scienza italiana alla comprensione delle leggi che regolano l' universo".
[Fonte: ANSA - 29 agosto 2008]
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