Ho appena letto che c'è
una stretta connessione tra televisione e gravidanze adolescenziali.
Le ragazzine che guardano programmi televisivi che trasmettono contenuti sessualmente espliciti (telefilm come Sex & the City e Friends, ma anche film e talk-show che affrontano tematiche sessuali) hanno più del doppio di possibilità di diventare baby mamme rispetto a chi non segue questi programmi.
Secondo la psicologa dell'infanzia Maria Rita Parsi: "Già da cinque anni nei convegni di pediatria ginecologica si discute dei danni del bombardamento di immagini inappropriate subito dai bambini attraverso la televisione e Internet e alla loro conseguente eccessiva adultizzazione. La soluzione?
Riappropriarsi dei tempi della vita.
I bambini hanno diritto a vivere le giuste fasi della loro infanzia e adolescenza".

La notizia su
LaRepubblica
Non capisco come mai non si pubblicizzano in TV giornate e campagne come quelle del post d'apertura: eventi analoghi si organizzano ogni tanto, ma passano quasi inosservati.
E in Italia le cose vanno sempre peggio...
L'ultimo studio sulla "Condizione dell'infanzia e dell’adolescenza" di Eurispes-Telefono Azzurro, condotto su un campione nazionale di
1950 ragazzi, tra gli 11 e i 18 anni, ha di fatto confermato che
nel nostro Paese il numero di adolescenti che "non l'ha ancora fatto" (il 57,2 per cento) è in progressiva diminuzione: nel 2002 si parlava del 70 per cento e nel 2005 del 64,3per cento).
Se poi la maggior parte dei ragazzi fa sesso per la prima volta tra i 15 e i 17 anni (19,3 per cento del campione), si allarga anche la fascia dei molto precoci: i ragazzini che hanno già avuto un’esperienza completa tra gli 11 e i 13 anni sono diventati il quattro per cento.
Un altro recente studio italiano condotto dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) ha poi rivelato che
in materia sessuale solo lo 0,3 per cento delle ragazze under 19 ha un buon livello di conoscenza, e solo una su quattro raggiunge la sufficienza. E ancora: la prima volta è senza precauzioni per una su tre e solo il 50% usa metodi sicuri.
Per la "Società italiana di pediatria" il motivo di tanta disinformazione tra i giovani in materia sessuale andrebbe ricondotto al dialogo poco aperto con i genitori, che infatti risultano decisamente tra le fonti di informazione meno consultate: alle madri si rivolgono il 36,6 per cento delle femmine e il 18,5 per cento dei maschi; ai padri il 20 per cento dei maschi e l'11,5 per cento delle femmine.
Gli adolescenti italiani le informazioni sul sesso le acquisirebbero principalmente attraverso il passaparola con i coetanei, ma anche attraverso i mass-media moderni ad iniziare da internet.