Funari, 76 anni (era nato a Roma il 21 marzo 1932, ma milanese d'adozione), si è spento dopo una lunga agonia dovuta ai gravi problemi cardiaci di cui da tempo era affetto. Ricoverato da aprile, da oltre un mese si trovava nel reparto di terapia intensiva cardiologica.

Era tornato alla Rai nell'aprile del 2007 in «Apocalypse Show» (titolo poi cambiato in corsa con «Vietato Funari»), programma sfortunato nonostante i suoi meriti, doppiato dalla «Corrida», schiacciato dalla lunghezza della prima serata e dalla sensazione che il conduttore andasse allo sbaraglio, seduto su una poltrona-trono, barba bianca da Zeus saggio, cappello e bastone, occhialini rossi, abito gessato, a profetizzare l'apocalisse. Sceglierà il pubblico se ricordarlo così, oppure con i suoi denti bene in vista, gli occhialoni, lo sguardo irridente fisso alla telecamera, «damme la tre», come lo prendeva in giro il suo grande imitatore Corrado Guzzanti. Immutabile la forza polemica, provocatoria, rumorosa, volgare, anche, dei suoi interventi. Innegabile un suo posto nella piccola storia della televisione italiana. Personaggio sempre discusso e inquieto, dalla biografia ricca di mestieri, e di programmi, intrapresi e interrotti, Funari aveva cominciato a lavorare come rappresentante di acque minerali, per diventare poi croupier: prima al casino di Saint Vincent, poi a Hong Kong, pensate un po'. Torna a Roma, si esibisce in un cabaret, lo nota Oreste Lionello, si trasferisce a Milano, nel '69 è al Derby, guadagna 30 mila lire a serata. Nel '70 debutta in tv con «La domenica è un'altra cosa», accanto a Raffaele Pisu, è eclettico, scrive pure un romanzo («Famiglia svendesi») e ha qualche ruolo nel cinema. Già il tipo di satira che faceva al cabaret era sociale, e di temi sociali continua a interessarsi: la Rai non gli accetta «Torti in faccia», che invece andrà in onda su Telemontecarlo. Ecco, Funari intende costruirsi un destino personale da paladino degli indifesi. Un paladino che peraltro si vanterà sempre di arricchirsi con le televendite. Che lui fa benissimo, con quell'aria proterva e insieme protettiva che fa trasparire da tutta la persona, dalle parole e dalla straripante, calcolata gestualità. Sempre per Tmc realizza «Aboccaperta», che passa su Raidue nel 1984 e vi resta fino al 1989, in piena era della tv impositiva: la Rai ha perso il monopolio, la concorrenza ha fatto irruzione sui piccoli schermi, bisogna gridare per farsi sentire, bisogna litigare perché gli spettatori non cambino canale. «Aboccaperta» è forse il suo programma-simbolo, lui che guida come un gladiatore gli scontri tra la «gente comune», che diventa intanto categoria, e fa spettacolo. Si sceglie un tema, i favorevoli e i contrari si siedono gli uni davanti agli altri, pronti a lottare, a imporsi. E' la neotelevisione, quella che ammicca al pubblico, che entra con prepotenza nelle case, che ha bisogno di farsi sentire. Funari è bravissimo ad attirare l'attenzione: puntando sull'estrema fisicità, sull'atteggiamento istrionico, sull'attrazione per gli sponsor, sugli spogliarelli, sulle parolacce, sui ricordi personali. Dall'87 al '90 presenta «Mezzogiorno è» su Raidue e nel '91 «Mezzogiorno italiano» su Italia 1. Litiga con Berlusconi, compare in «Zona franca», su un circuito di 75 tv private. Nel '93 torna su Rete 4 con «Funari News», «Punto di svolta» e «L'originale». Poi viene fermato dalla malattia al cuore. Ma riprende. Questi Anni '90 sono per Funari tutto un andirivieni di reti e programmi, tra Rai, Fininvest, Odeon tv, Antenna 3, ospitate. Dirige per brevissimo tempo «L'indipendente», vuole candidarsi sindaco di Milano, poi pare sia stato Craxi in persona a dissuaderlo. Fa l'ultima apparizione alla Rai, seconda rete, nel '96, con un altro programma discusso e sospeso, «Napoli capitale», una sorta di sfogatoio per politici frustrati. Nel '99 torna su Canale 5 nell'amata fascia del mezzogiorno con «A tu per tu». Naturalmente non dura. Partecipando alla trasmissione di Frizzi «Per tutta la vita» parla della propria esperienza in ospedale e della malasanità, gli risponde in diretta l'allora ministro Rosy Bindi. Intanto, si sposa tre volte, l'ultima con Morena Zapparoli, molto più giovane, che lo ha adorato, ha lavorato con lui e lo ha assistito fino alla fine. Fino all'ultimo mezzogiorno.
[Fonte: LaStampa - 13 luglio 2008]