Gianfranco Funari: muore scherzando con la morte

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Gianfranco Funari, cabarettista e showman televisivo, è morto ieri nell'ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverato da 5 mesi per gravissimi problemi cardiaci e polmonari.
Funari, 76 anni (era nato a Roma il 21 marzo 1932, ma milanese d'adozione), si è spento dopo una lunga agonia dovuta ai gravi problemi cardiaci di cui da tempo era affetto. Ricoverato da aprile, da oltre un mese si trovava nel reparto di terapia intensiva cardiologica.
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Adesso Gianfranco Funari, che sapeva scherzare con la morte, sa come va a finire. Ma non può più organizzare uno dei suoi studi per raccontarcelo. Il re della tv impositiva aveva compiuto 76 anni il 21 marzo, aveva cinque by-pass, e fumava.
Era tornato alla Rai nell'aprile del 2007 in «Apocalypse Show» (titolo poi cambiato in corsa con «Vietato Funari»), programma sfortunato nonostante i suoi meriti, doppiato dalla «Corrida», schiacciato dalla lunghezza della prima serata e dalla sensazione che il conduttore andasse allo sbaraglio, seduto su una poltrona-trono, barba bianca da Zeus saggio, cappello e bastone, occhialini rossi, abito gessato, a profetizzare l'apocalisse. Sceglierà il pubblico se ricordarlo così, oppure con i suoi denti bene in vista, gli occhialoni, lo sguardo irridente fisso alla telecamera, «damme la tre», come lo prendeva in giro il suo grande imitatore Corrado Guzzanti. Immutabile la forza polemica, provocatoria, rumorosa, volgare, anche, dei suoi interventi. Innegabile un suo posto nella piccola storia della televisione italiana. Personaggio sempre discusso e inquieto, dalla biografia ricca di mestieri, e di programmi, intrapresi e interrotti, Funari aveva cominciato a lavorare come rappresentante di acque minerali, per diventare poi croupier: prima al casino di Saint Vincent, poi a Hong Kong, pensate un po'. Torna a Roma, si esibisce in un cabaret, lo nota Oreste Lionello, si trasferisce a Milano, nel '69 è al Derby, guadagna 30 mila lire a serata. Nel '70 debutta in tv con «La domenica è un'altra cosa», accanto a Raffaele Pisu, è eclettico, scrive pure un romanzo («Famiglia svendesi») e ha qualche ruolo nel cinema. Già il tipo di satira che faceva al cabaret era sociale, e di temi sociali continua a interessarsi: la Rai non gli accetta «Torti in faccia», che invece andrà in onda su Telemontecarlo. Ecco, Funari intende costruirsi un destino personale da paladino degli indifesi. Un paladino che peraltro si vanterà sempre di arricchirsi con le televendite. Che lui fa benissimo, con quell'aria proterva e insieme protettiva che fa trasparire da tutta la persona, dalle parole e dalla straripante, calcolata gestualità. Sempre per Tmc realizza «Aboccaperta», che passa su Raidue nel 1984 e vi resta fino al 1989, in piena era della tv impositiva: la Rai ha perso il monopolio, la concorrenza ha fatto irruzione sui piccoli schermi, bisogna gridare per farsi sentire, bisogna litigare perché gli spettatori non cambino canale. «Aboccaperta» è forse il suo programma-simbolo, lui che guida come un gladiatore gli scontri tra la «gente comune», che diventa intanto categoria, e fa spettacolo. Si sceglie un tema, i favorevoli e i contrari si siedono gli uni davanti agli altri, pronti a lottare, a imporsi. E' la neotelevisione, quella che ammicca al pubblico, che entra con prepotenza nelle case, che ha bisogno di farsi sentire. Funari è bravissimo ad attirare l'attenzione: puntando sull'estrema fisicità, sull'atteggiamento istrionico, sull'attrazione per gli sponsor, sugli spogliarelli, sulle parolacce, sui ricordi personali. Dall'87 al '90 presenta «Mezzogiorno è» su Raidue e nel '91 «Mezzogiorno italiano» su Italia 1. Litiga con Berlusconi, compare in «Zona franca», su un circuito di 75 tv private. Nel '93 torna su Rete 4 con «Funari News», «Punto di svolta» e «L'originale». Poi viene fermato dalla malattia al cuore. Ma riprende. Questi Anni '90 sono per Funari tutto un andirivieni di reti e programmi, tra Rai, Fininvest, Odeon tv, Antenna 3, ospitate. Dirige per brevissimo tempo «L'indipendente», vuole candidarsi sindaco di Milano, poi pare sia stato Craxi in persona a dissuaderlo. Fa l'ultima apparizione alla Rai, seconda rete, nel '96, con un altro programma discusso e sospeso, «Napoli capitale», una sorta di sfogatoio per politici frustrati. Nel '99 torna su Canale 5 nell'amata fascia del mezzogiorno con «A tu per tu». Naturalmente non dura. Partecipando alla trasmissione di Frizzi «Per tutta la vita» parla della propria esperienza in ospedale e della malasanità, gli risponde in diretta l'allora ministro Rosy Bindi. Intanto, si sposa tre volte, l'ultima con Morena Zapparoli, molto più giovane, che lo ha adorato, ha lavorato con lui e lo ha assistito fino alla fine. Fino all'ultimo mezzogiorno.
[Fonte: LaStampa - 13 luglio 2008]
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Morena Zapparoli, moglie di Gianfranco Funari, ha voluto dare l'addio al marito dedicandogli [b]la canzone di Battiato "La cura"[/b]: «Amore mio te ne sei andato. Ti canto per l'ultima volta la nostra canzone: Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare, e guarirai da tutte le malattie perché sei un essere speciale. Io avrò cura di te. Ti amo, Morena». Questo il testo del necrologio pubblicato dal Corriere della Sera. Sua ex collaboratrice in tv, più giovane di lui di 35 anni, Morena Zapparoli conviveva dal 1999 con Funari, lo aveva sposato nel 2004, e ha condiviso con lui tutti gli anni della malattia.
Anche uomini e donne dello spettacolo e del mondo della tv hanno lasciato una testimonianza di affetto per il popolare showman. Luca Laurenti lo saluta in romanesco: «Ciao Gianfrà, buon viaggio, là dove sei ora lasciali come sempre a bocca aperta». Simona Ventura piange «la scomparsa dell'amico e compagno», lo scrittore e giornalista Massimo Fini ricorda «un grandissimo professionista e uomo buono e generoso, che si è speso senza risparmio in tante inutili battaglie», e il giallista Andrea Pinketts ne loda «l'esplosiva e malinconica genialità». Anche i vertici di Rai e Mediaset, sulle reti delle quali Funari ha portato al successo molti programmi, gli rendono un ultimo, commosso, omaggio. Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il vice presidente Pier Silvio Berlusconi ne ricordano con affetto «il talento televisivo», mentre la Rai lo consacra «volto storico», e il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce ne ricorda le «doti umane e professionali», e «la figura di grande uomo e artista».

Non è stata allestita una vera e propria camera ardente. La salma di Funari, morto ieri, si trova nella camera mortuaria dell'ospedale San Raffaele di Milano e viene visitata solo dai parenti e dagli amici più stretti. Rimarrà al San Raffaele fino a martedì, per poi essere trasferita alla chiesa di San Marco, dove alle 15.45 si svolgeranno i funerali.
[Fonte: IlMessaggero - 13 luglio 2008]
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Mi dispiace molto per questa scomparsa.. Personaggio amato-odiato ma sicuramente fra quelli più di spicco nel mondo della televisione italiana degli ultimi anni. Queste le sue apparizioni, tre anni fa, a Il senso della vita, trasmissione condotta da Paolo Bonolis, in cui, fra l'altro, rendendosi conto delle sue precarie condizioni di salute debilitata dal fumo, invita i giovani a non commettere i suoi stessi errori.

Prima parte:
YouTube
Parti seguenti:

http://www.youtube.com/watch?v=Z0p1h28n ... re=related
http://www.youtube.com/watch?v=w39FsQVB ... re=related
http://www.youtube.com/watch?v=BEgLEuiZ ... re=related
http://www.youtube.com/watch?v=VdwC4LJ0 ... re=related
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Ieri durante Le Iene hanno mandato in onda un servizio in cui venivano mostrati vari attori fumatori e spiegata la causa del loro decesso: problemi cardiaci, tumori ai polmoni, alla gola,... Tutte cause in qualche modo legate al fumo. Questo servizio veniva mostrato a Funari, che era un accanito fumatore: nonostante ciò ha sempre sostenuto che non bisogna fumare e che chi fuma è uno str***o.

In Rete ho trovato questa intervista: a voi i commenti.
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